La mancanza di istituzionalizzazione frena gli investimenti e la crescita degli esports in Italia. Il presidente di Exeed spiega come sta lavorando per creare opportunità concrete e valorizzare il talento locale.
Gli esports sono ormai una realtà consolidata a livello globale, ma in Italia il settore deve ancora affrontare diverse sfide per crescere. Ne parliamo con Federico Brambilla, Presidente e Co-Fondatore di Exeed, una delle organizzazioni esports più influenti nel nostro Paese, sostenuta da brand come Adidas, Open Fiber e Grana Padano. Ex proplayer ed ex Country Manager di SteelSeries (azienda produttrice di periferiche gaming), Brambilla ricopre anche il ruolo di Vice Presidente di IIDEA, l’associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia. In questa intervista ci racconta il presente e il futuro degli esports italiani, tra professionalizzazione, investimenti e internazionalizzazione.
Qual è il ruolo di Exeed nel panorama esports italiano e quali sono le sue attività principali?
Exeed è uno dei team “storici” del panorama italiano, e una delle nostre finalità è essere un modello di riferimento positivo e un driver per la crescita del mercato. Per questo sviluppiamo da anni diverse tipologie di prodotti che ormai sono diversi e trasversali, e non si limitano strettamente al mondo competitivo.

Il board di EXEED con l’AD Ivan Ballestrazzi (secondo da sinistra)
Come si è evoluto il pubblico degli esports in Italia negli ultimi anni?
Se consideriamo come pubblico esports solo quello strettamente appassionato alle competizioni, è in crescita. Purtroppo, però, questo pubblico, in patria trova alcune criticità sistemiche che lo portano ad appassionarsi maggiormente a team e campionati internazionali.
Quali sono le principali difficoltà che i team esports italiani devono affrontare oggi?
Credo che i problemi partano dalla mancanza di istituzionalizzazione che lascia il mercato in una profonda incertezza, non favorendo gli investimenti. Questo porta in primis una mancata professionalizzazione della forza lavoro, e chi ne risente maggiormente è il lato commerciale, che non trovando continuità nello sviluppo e nella programmazione rallenta di molto la crescita sistemica.
Quali opportunità offre oggi il settore degli esports ai brand che vogliono investire?
La “promessa” è sempre quella di raggiungere le nuove generazioni. Oggi il mercato è però più trasversale e questo permette di unire diverse tipologie di attività che fanno risultare le partnership più performanti rispetto al passato. Se si analizza poi lo “spettatore esports” all’ interno di un mercato media più ampio, sicuramente troviamo un cost per contact, ovvero il costo per raggiungere un singolo spettatore con una pubblicità o una sponsorizzazione, risulta molto conveniente e con un alto livello di fedeltà.

EA FC Pro Players
Quali sono i prossimi obiettivi di crescita di exeed e come intendete raggiungerli?
Sicuramente nel medio periodo i nostri obiettivi principali sono due. Il primo prevede il nostro consolidamento nel mercato italiano, che parte dal progetto Academy, una community di aspiranti pro player. Il secondo, più di ampio respiro, prevede una internazionalizzazione iniziata con le nuove partnership in Spagna, che ci consentiranno di aprire tutto il mercato ispanico-parlante.
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