Dalle competizioni di Pokémon ed EA Sports FC alla Talent Agency: la strategia di Kranos per trasformare una passione in un percorso professionale.
Kranos è una realtà italiana nata nel 2021 dall’idea di Filippo Romani e oggi attiva soprattutto nell’ambito competitivo di Pokémon VGC ed EA Sports FC. Accanto all’attività agonistica, l’organizzazione gestisce l’organizzazione di tornei, intrattenimento fieristico, produzioni in live streaming e una Talent Agency dedicata a streamer, content creator e influencer del gaming.
Al centro della visione di Kranos c’è “Build Ur Legend”, il modello con cui l’azienda punta a trasformare il talento in una professione, accompagnando i player in un percorso di crescita tecnica, mentale e umana. Romani, ex pro player ed esports manager, ha costruito attorno a questo progetto una struttura che punta sia alla ricerca del risultato sportivo che a professionalizzare l’intero settore, valorizzando il talento e costruendo opportunità concrete anche oltre il campo di gioco.
Innanzitutto, cos’è Kranos e di cosa si occupa?
Kranos si occupa principalmente di esports, quindi di player competitivi. Attualmente siamo focalizzati soprattutto su Pokémon VGC, il circuito competitivo ufficiale di Pokémon. Da aprile 2026 è uscito Pokémon Champions, un titolo dedicato esclusivamente al gioco competitivo: si sfidano due allenatori in battaglie due contro due. Questa è la versione semplificata, poi naturalmente il sistema è molto più tecnico. Abbiamo anche una divisione dedicata a EA Sports FC. Collaboriamo con la Reggiana Calcio da cinque anni e due stagioni fa siamo arrivati secondi al campionato nazionale esports.
Kranos è nato nel 2021 da una mia idea. Ho sempre avuto la passione per i videogiochi, in particolare per PES (Pro Evolution Soccer, oggi Football), e durante il periodo del Covid ho iniziato a fare streaming e a entrare nei circuiti competitivi. Successivamente ho frequentato un master specialistico in esports Management a Milano e da lì il progetto è cresciuto fino a diventare un’azienda. Oggi organizziamo tornei, realizziamo attività di intrattenimento fieristico con produzioni in live streaming e abbiamo anche una Talent Agency, attraverso la quale seguiamo streamer, content creator e influencer specializzati nel mondo gaming.
Siete in una fase di espansione?
Assolutamente sì. Posso anche raccontare un risultato importante: lo scorso anno, grazie al metodo “Build Ur Legend”, siamo riusciti a portare ai Mondiali di Pokémon un giocatore completamente esordiente. Era il suo primo anno di competizioni e si è qualificato per il Mondiale di Vienna. Quest’anno ci siamo riusciti di nuovo con un altro debuttante, che parteciperà ai Mondiali di San Francisco.
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Parliamo proprio di Build Ur Legend. Di cosa si tratta?
È il nostro modello esports per trasformare il talento in una professione, dove lavoriamo sul singolo player facendolo crescere. Concretamente, funziona che all’inizio della stagione assegno degli obiettivi al responsabile della sezione, Enrico “Syntex” Colombari. Lui riceve un budget, costruisce il roster e seleziona i player. Per me è importante che tutto sia professionale. I player devono avere un percorso serio di crescita e non limitarsi a cercare il risultato sportivo.
L’obiettivo è professionalizzare il settore. Vogliamo che fare il player possa diventare una vera professione. Per questo i ragazzi vengono seguiti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano e mentale, grazie al lavoro di Elena Del Fante, videogame therapist. Il nostro progetto non è orientato esclusivamente alle vittorie, ma alla crescita continua della persona.
Il vostro obiettivo è anche sviluppare la community?
Esattamente. Vogliamo offrire un percorso credibile anche alle famiglie, spiegando che l’esports non significa allenarsi dodici ore al giorno. Per noi è fondamentale trovare un equilibrio tra competizione, benessere personale e divertimento.
Naturalmente esiste il talento, come in qualsiasi sport, ma bisogna coltivarlo nel modo giusto. Vogliamo essere una sorta di incubatore di nuovi player, ma anche valorizzare chi magari non diventerà professionista. Ci sono tanti altri ruoli: team manager, organizzatori, supporto agli eventi, content creator. L’importante è costruire una vera squadra.
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Come individuate i nuovi talenti?
Parte del lavoro di Build Ur Legend è trovare talenti emergenti, quindi non andare sempre solo su profili fatti e finiti. Ci sono le classifiche, quindi con quelle già si può avere uno specchio di quelle che possono essere le performance. Anche se a noi non basta il risultato, devono essere dei profili che devono devono essere affini a quella che è la nostra visione. Un player può essere molto forte, ma se non ha quel carattere che si mette a disposizione della squadra, allora non possiamo costruire il valore aggiunto che dobbiamo dargli noi. Può essere il più forte, ma allora a quel punto può andare da solo.
Quanti player avete attualmente?
Considerando le sezioni competitive abbiamo tre persone nella divisione FC, tra player e coach, e quattro nella divisione Pokémon, quindi in totale sette. Complessivamente, tra collaboratori interni ed esterni, oggi siamo circa venti persone.
Abbiamo inoltre quattro talent in fase di trattativa per la Talent Agency. Tra questi progetti c’è anche DJ Rex, il nostro DJ che suona utilizzando il controller della PlayStation. Sta ottenendo ottimi risultati e abbiamo già lavorato negli stand Euronics durante Lucca Comics e Milano Games Week.
Photo cover: Kranos media
