Ha aperto da poco più di un anno, ma è già diventato uno dei più importanti del settore videoludico. Creato sul modello delle realtà mondiali di maggior successo, alla base di Gamever ci sono gli Esports, la community e l’innovazione. Intervista a Donato Gallo, CEO della sala.
Proprio nel centro di Napoli esiste una delle sale LAN (Local Area Network) più grandi d’Italia, con 800 metri quadrati di cui 350 dedicata al gaming, con 30 postazioni e aree per la realtà virtuale, oltre a eventi come cosplay e proiezioni delle più importanti finali di esport. Il Gamever di Napoli punta ad essere uno dei centri del futuro in tema gaming, con l’obiettivo di diventare un franchise ed espandersi in tutta Italia. Ne abbiamo parlato con Donato Gallo, CEO di Gamever.

Il logo di Gamever
Com’è nata l’idea di aprire una sala Lan a Napoli e che difficoltà hai incontrato?
È nata dalla passione per il mondo del videogioco, unita al voler concretizzare questa cosa sia dal punto di vista del business che dal punto di vista dell’esigenza che c’è in Italia di avere un luogo reale e fisico in cui esprimere questa passione. In Europa e nel mondo sono molto diffuse le sale LAN (locali attrezzati con computer o console da gioco connessi in rete locale, utilizzata principalmente per il gaming competitivo e multiplayer, ndr) ed è un concetto diffusissimo e mentalizzato, per non parlare dell’Asia. In Italia invece siamo molto più indietro, infatti io ho dovuto fare i salti mortali per avere un minimo di autorizzazioni, non esistendo un codice Ateco definito e una serie di normative che non mi tutelano, oltre al fatto che c’è ancora molta ignoranza in Italia sul tema del videogioco.
Una sala LAN si occupa di esport e non solo. Organizzate anche tornei?
Non ci occupiamo solo di esport perché da sola non porterebbe avanti una struttura commerciale in Italia. Essendo un mondo molto frammentato in Italia e non esistendo una categoria sportiva videoludica, tante piccole realtà regionali o comunali si possono professare gli organizzatori ufficiali di un determinato gioco, e questo genera molta confusione. Organizzare un torneo di esport è quindi molto dura, ho provato a organizzarne uno ma non sono mai riuscito a concretizzare la cosa. Anche per un altro motivo: se voglio creare un torneo e mettere un montepremi, nella pratica e nella concretezza non posso farlo perchè diventerebbe un concorso a premi e dovrei chiamare un notaio per farlo, non essendoci appunto una normativa nel settore. Poi ci sarebbero una marea di escamotage, ma onestamente ho tante cose a cui tenere conto e preferisco evitare piuttosto che rischiare.

Player che giocano
Quanto è importante il ruolo delle sale LAN per la crescita dei giocatori competitivi?
È fondamentale per vari aspetti. Con le sale LAN si rafforza il concetto di community, con i player che giocano tutti vicini e non invece da soli a casa loro. Esistono tante realtà che già lo fanno oltre alle sale LAN come le Qlash House, dove c’è il team di Qlash (uno dei team di esports più importanti in Italia e in Europa, ndr) che si allena oltre che a casa propria, ma le sale LAN e l’Italia possono essere un supporto concreto allo sviluppo dei team esport.
Hai notato una crescita dell’interesse per gli esport a Napoli o in Italia con il passare del tempo?
Nella mia sala LAN non più di tanto. Ad esempio, noi siamo partner di Riot Games, la software house di League of Legends, e abbiamo proiettato le finali dei mondiali di novembre che abbiamo avuto un certo interesse, seppur limitato. Però so che l’hanno proiettata anche in alcuni cinema e molti miei clienti so che sono andati lì. Non so se hanno fatto sold out ma comunque hanno riempito un cinema. Quindi in generale un maggiore interesse c’è, ma restando sempre una cosa “non fisica” difficilmente esploderà mai come una partita di calcio o altro. Per questo io sono promotore del giocare in maniera fisica e non online: se banalmente c’è una fase eliminatoria e il team esport di Napoli lo gioca in una sala LAN di Napoli ci sarà sicuramente il pienone, proprio perché c’è la persona dal vivo che quel giorno vai a vedere.

La sala LAN di Gamever
Quali novità vuoi introdurre? Ci sono delle tendenze che stai seguendo?
Come dicevo, il mondo esport è molto frammentato: il mio obiettivo è quello di unificarlo e accogliere quindi tutte le community possibili e mettere sotto un’unica bandiera che sarebbe poi quella di Gamever. Questo per permettere alla community di avere dei luoghi d’incontro e dei portali per comunicare con il pubblico ma anche per fare diventare Gamever un franchise. Poi avevo lanciato qui un progetto anni fa che era una study room, quindi un’aula studio alla mattina in cui ogni due ore di studio io regalavo una mezz’ora di gioco ai ragazzi, così da incentivare lo schema “studia e verrai premiato”. Aveva avuto anche successo, ma con la chiusura della fermata dell’impianto funicolare vicino alla sala ho dovuto fermarla, adesso che l’hanno riaperta ripartiremo in collaborazione con la study room del quartiere Fuorigrotta di Napoli.
