Giu: «Più si sale di livello, più sono i dettagli a fare la differenza»

di Giorgio Pirani
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Giulia Venuti, in arte “Giu”, ci racconta come la sua squadra si prepara a ogni competizione e al successo. Facendo anche una panoramica sul mondo degli esports da un punto di vista femminile.

Nonostante un inizio in salita, la squadra femminile di Axolotl è riuscita a compiere un’impresa straordinaria, ribaltando il risultato da 0-2 a 3-2 e conquistando la vittoria al Valorant Genesi Game Changers di novembre 2024, il torneo del videogioco sparatutto Valorant dedicato alle videogiocatrici all’interno del circuito VCT Game Changers, tenutosi durante la Milano Games Week. Abbiamo intervistato Giu, la capitana del team – ora al team Novo – che ha guidato le sue compagne verso il trionfo.

Chi sei e da quanto tempo conosci il mondo esports?

Ciao! Mi chiamo Giulia Venuti, aka “Giu”, vivo a Venezia dove studio informatica e sono una giocatrice semi-professionista di Valorant dal 2023, anche se ho partecipato a vari tornei misti e universitari dal 2021.

Giu con il premio conquistato alla Milano Games Week

Quali sono stati i momenti chiave della vostra scalata al successo durante la Milan Games Week?

Partendo da non favorite ed essendoci qualificate per il rotto della cuffia, la vittoria contro la squadra Parma Esports sulla mappa scelta da loro è stata probabilmente fondamentale. E poi durante la finale non ci siamo perse d’animo, sia nei round vinti che persi. Dopo il discorso motivazionale sulla mappa persa del nostro manager Edoardo Briocchi, in arte “Brio”, è arrivato il reverse sweep (la rimonta di un team da 0-2 a 3-2, ndr) e siamo riuscite a portare a casa quella che per noi, 3 italiane del team, è stata la prima vittoria in LAN (evento organizzato da player che si riuniscono in una rete ad hoc per giocare, ndr).

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Il team Axolotl alla Milan Games Week

Come avete preparato il torneo, sia a livello strategico che mentale?

È stato un progetto last minute, con vari cambiamenti prima della LAN per motivi lavorativi, ma abbiamo ottimizzato bene la preparazione dato il poco tempo. Il fatto che fossimo già quasi tutte amiche e avessimo comunque personalità compatibili ha sicuramente aiutato a legare più velocemente. Poi, l’aiuto di player come Cayden o del nostro manager Brio per il lato mentale ha davvero fatto la differenza.

Come si costruisce la chimica di squadra in un ambiente competitivo come il vostro?

Quando si hanno gli stessi obiettivi, è facile andare d’accordo. Giocando e stando insieme si impara a conoscersi meglio e spesso si diventa amiche e amici anche al di fuori dal contesto squadra. Poi avere delle giornate dedicate al team bonding, soprattutto con delle squadre appena formate, è un modo molto divertente per accelerare questo processo.

Quanto è importante il supporto di una buona organizzazione dietro un team professionale?

È molto importante. Avere dei professionisti che sono capaci di esaltare le capacità dei singoli e del team può fare davvero la differenza. Più si sale di livello e più è importante: a un certo punto sono i dettagli che contano.

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Il Game Changers di Valorant ha dato più visibilità al gaming competitivo femminile: cosa significa per te questo torneo?

Per me questa serie di tornei è ora fondamentale, sia perché permette a player come me di dimostrare le nostre capacità, sia per permettere a più ragazze di capire che, anche se spesso ci viene detto il contrario, possiamo tranquillamente giocare competitivamente anche noi.

Credi che il futuro degli esports sarà verso tornei misti o continueranno a esserci circuiti separati?

Spero che nel futuro si preferiscano i tornei misti, ma sapendo quanto sia difficile cambiare qualsiasi ideologia, penso che ancora per un po’ ci sarà bisogno di circuiti separati, magari con altri e nuovi circuiti misti, come sono stati i tornei di Valorant “Spotlight” e “Spike Nations”.

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Come ti sei preparata per la stagione in arrivo e quali sono le tue aspettative?

In termini tecnici, “sto cucinando”. Mi sto allenando sia assieme al mio team, per essere preparate su più mappe possibili creando la sinergia che serve quando un team è nuovo, sia individualmente, per meccaniche che ancora non ho affinato al meglio, che a livello igling (ovvero il capitano che dà indicazioni), considerando poi che il gioco è cambiato molto con l’arrivo di nuovi agenti e nuove mappe. Come capitano so che ho ancora tanto margine di miglioramento e sto studiando il più possibile per essere preparata in ogni situazione.

 

Giorgio Pirani

Photo cover e tutte le altre: di Adalberto Koepke

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