Sharhy: «Nel coaching di esports non esistono segreti, solo un metodo strutturato»

di Riccardo Pallotta
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In questa seconda intervista per Esports People, Sharhy spiega il passaggio da giocatore a coach alla preparazione mentale e tecnica del team. Con disciplina, mentalità e metodo, l’ex-player ora guida i nuovi talenti verso il successo negli esports.

Si è formato nel mondo del cinema, ma ha trovato la sua strada nell’universo degli esports: Lorenzo Franzè, alias Sharhy”, è oggi un coach e analista stimato a livello europeo, dopo anni vissuti da protagonista come player semiprofessionista del titolo Call of Duty (COD).

Da ex-player a coach: come è stato il passaggio tra i due ruoli?

Il passaggio da giocatore a coach è stato per me piuttosto naturale. Ho sempre avuto l’abitudine di far riflettere i miei compagni e compagne di squadra sulle loro decisioni in partita, e questo approccio è rimasto centrale anche nel mio ruolo da allenatore. Non mi limito a trasmettere nozioni, ma cerco di stimolare il pensiero critico e l’autonomia decisionale dei miei giocatori. Questo metodo non solo migliora la loro comprensione del gioco, ma favorisce anche un rapporto di fiducia reciproca. È un percorso lungo, che richiede tempo e dedizione, ma i risultati ottenuti dimostrano la sua efficacia.

Quali sono le qualità che ritieni fondamentali per emergere a livello competitivo in COD?

Come sottolineo nella mia guida, la costanza nell’applicazione delle basi è il primo elemento fondamentale. Un giocatore o una giocatrice che padroneggia le meccaniche essenziali con disciplina avrà sempre un vantaggio competitivo. Oltre agli aspetti tecnici, però, ritengo che la personalità giochi un ruolo determinante. In qualsiasi disciplina sportiva, chi dimostra carattere e presenza riesce a distinguersi. La combinazione di solide fondamenta tecniche e una forte identità personale permette a un giocatore di farsi notare e crescere nel settore.

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Photo: Freepik

Nella sua guida per sviluppare i player, come prepara mentalmente e tecnicamente il suo team prima di una competizione importante? C’è un segreto?

Non esistono segreti, solo un metodo strutturato. La preparazione inizia molto prima della competizione, attraverso uno studio costante e un’analisi approfondita. Il mio approccio si basa sulla costruzione di un rapporto solido con i giocatori, comprendendo i loro punti di forza e le aree di miglioramento. Ogni fase dell’allenamento è pensata per rafforzare la sicurezza e la reattività dei player, sia a livello individuale che di squadra. Più che concentrarmi esclusivamente sulla strategia di un torneo specifico, lavoro per sviluppare un mindset competitivo duraturo, che consenta di affrontare qualsiasi sfida con consapevolezza e lucidità.

Quale consiglio darebbe a chi sogna di diventare pro-player o di lavorare nel mondo degli esports?

Il primo passo è avere un obiettivo chiaro e la volontà di impegnarsi con costanza. Diventare un professionista negli esports non significa semplicemente giocare molte ore al giorno, ma richiede disciplina, analisi e miglioramento continuo.

È essenziale affinare le proprie basi tecniche, sviluppare una mentalità competitiva e costruire una rete di contatti all’interno della scena. Infine, consiglio sempre di mantenere un approccio aperto e critico: imparare dagli errori e adattarsi rapidamente alle nuove dinamiche di gioco è ciò che distingue un buon giocatore da un campione.

 

Riccardo Pallotta

Nella photo cover: Sharhy (l’ultimo a destra) con il team che allena, HGE

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