La Direttrice Generale dell’Italian Interactive Digital Entertainment Association (IIDEA) sottolinea l’importanza di una regolamentazione moderna per far crescere il settore esports nel nostro Paese, prendendo spunto dall’esperienza francese per favorire competitività e sviluppo internazionale.
IIDEA è l’associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia, con sede a Milano. È stata fondata agli inizi degli anni 2000 con l’obiettivo di rappresentare e unire il settore mediante un approccio unitario, e attualmente i suoi soci spaziano dai produttori di console agli editori e sviluppatori di videogiochi, fino agli operatori del settore esports. IIDEA fa parte di un network di associazioni del settore a livello internazionale ed europeo, e la sua missione è creare un ambiente favorevole allo sviluppo in Italia e valorizzare il ruolo del videogioco nell’economia, nella società e nella cultura del Paese.
Come ci spiega in questa intervista Thalita Malagò, Direttrice Generale di IIDEA, per raggiungere questi obiettivi l’associazione si impegna in attività come la pubblicazione di rapporti di mercato, rilevazioni sugli operatori del settore, collaborazioni con istituzioni pubbliche e la promozione della cultura videoludica attraverso eventi e iniziative sul territorio. Inoltre, si dedica a sostenere il business delle imprese, con particolare attenzione all’internazionalizzazione, e promuove l’uso consapevole dei videogiochi, fornendo informazioni utili ai consumatori riguardo al sistema di classificazione europeo dei videogiochi (PEGI) e ai sistemi di controllo parentale.
Ci sono delle linee guida nella legislazione europea in materia di esports?
Il principale punto di riferimento per la regolamentazione del settore in Europa è stata l’importante risoluzione del Parlamento europeo su esports e videogiochi approvata a novembre 2022, che ha definito gli esport come parte non solo del settore dei videogiochi, ma più in generale del comparto della cultura e dei media. La risoluzione, inoltre, ha evidenziato le differenze con il settore dello sport, vista la natura digitale dei videogiochi e la centralità dei diritti di proprietà intellettuale.
Se pensiamo a una legislazione attuale e contemporanea, da quali Paesi l’Italia può prendere spunto?
Il modello a cui abbiamo sempre guardato con maggiore interesse è quello della Francia, uno dei mercati più competitivi in Europa per gli esports e i videogiochi. Nel 2016, è stata introdotta una normativa molto semplice, chiara e mirata su alcuni punti specifici, come l’organizzazione delle competizioni e lo stato dei giocatori professionisti, chiamata “Legge per una Repubblica Digitale”. È stata inoltre esclusa l’applicazione della normativa sul gioco d’azzardo. In particolare, la legge stabilisce che le competizioni possono essere organizzate a condizione che le quote di partecipazione raccolte dai giocatori non superino i costi totali di organizzazione, evitando così elementi speculativi. Inoltre, è previsto un obbligo di notifica al Ministero dell’Interno prima dell’organizzazione di tali eventi. Per quanto riguarda i player professionisti, la normativa introduce un contratto di lavoro specifico, assimilato al contratto di lavoro autonomo, con una durata massima di cinque anni. Particolare attenzione è rivolta alla tutela dei minori: i giocatori di età inferiore ai 12 anni non possono partecipare a tornei con premi in denaro, e per i minori di 18 anni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o dei rappresentanti legali.
Qual è il ruolo di IIDEA per migliorare il quadro normativo del settore?
IIDEA sostiene da tempo la necessità di un dialogo permanente tra l’industria e il Governo per comprendere le necessità del settore e promuoverne la crescita in Italia. La collaborazione tra pubblico e privato è cruciale, soprattutto per un ambito emergente come quello degli esports. Solo su questa base, che è del tutto imprescindibile, si può pensare di creare condizioni migliorative per lo sviluppo del settore.
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Quali sono le principali sfide normative che l’industria degli esports in Italia dovrà affrontare nei prossimi anni?
Le sfide possono essere riassunte in due macro-obiettivi: da un lato eliminare gli ostacoli burocratici e pratici che limitano lo sviluppo del settore esports in Italia, che sono superiori rispetto a quelli che affrontano gli stakeholder di altri Paesi, per favorire la competitività internazionale; dall’altro promuovere le opportunità di impresa e lavoro.
Per le competizioni di videogiochi, si propone l’esclusione dalle normative sulle manifestazioni a premi, sostituendole con una regolamentazione più semplice e specifica. Per i contratti dei giocatori, si suggerisce una valutazione delle esigenze del settore, coinvolgendo produttori, organizzatori e giocatori, per definire linee guida chiare, partendo dalla figura del giocatore professionista. Si consiglia infine l’adozione di misure di sostegno, come formazione professionale, infrastrutture adeguate (arene, studi, sale LAN), agevolazioni per partecipazione a competizioni internazionali, visti speciali e incentivi fiscali per sponsorizzazioni.
Come viene accolta l’idea di una legislazione in Italia da chi fa parte di questo mondo?
Laddove si dovesse concretizzare l’idea di una legislazione, il nostro auspicio è fare degli esports un veicolo culturale ed economico, permettendo al mercato italiano di competere a livello internazionale. Attualmente, il mercato italiano è ostacolato da normative inadeguate, mentre in Europa le regole sono più leggere, mantenendo comunque tutele per minori e consumatori. Le linee direttrici dovrebbero essere rappresentate da centralità della proprietà intellettuale, esclusione dalle normative sul gioco d’azzardo e sui concorsi a premi flessibilità nel lavoro, prevedendo anche contratti temporanei. Tra tutte le iniziative che sono state presentate negli ultimi anni, a nostro avviso il disegno di legge Atto Senato n.970 sulla regolamentazione delle competizioni videoludiche, di iniziativa del Senatore Roberto Marti, Presidente della Commissione Cultura del Senato, è l’intervento che meglio inquadra il settore e rappresenta un buon punto di partenza per una normativa equilibrata e favorevole allo sviluppo dell’industria.
Nella photo cover: Thalita Malagò

